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Escape room come mezzo educativo

Tokyo, 1980: la Namco Ltd lancia sul mercato il gioco “Pac-Man”.
Città del Messico, 1968: nella disciplina di salto in alto viene introdotta la tecnica “Fosbury”.
Atene, 1896: si svolgono i primi Giochi olimpici dell’era moderna.

Il più delle volte, per definire un evento storico, ci limitiamo a indicarne il luogo e la data.  

Tuttavia, se si vuole andare a fondo, questi elementi da soli non bastano: per inquadrare al meglio un evento è fondamentale conoscere la biografia delle persone che ne presero parte e comprendere così quali motivazioni li spinsero a fare quelle scelte. Biografia e motivazioni. 

Per inventare il gioco arcade più venduto della storia, a Toru Iwatani non è bastato trovarsi di fronte a una fetta di pizza. Bisogna conoscere la profonda delusione che al tempo nutriva nei confronti dell’industria dei videogiochi, capace solo di creare “violenti giochi di guerra”, e la sua convinzione circa la necessità di sviluppare qualcosa che piacesse anche ad un pubblico femminile, fino a quel momento estraneo al settore. 

Bisogna sapere chi è Dick Fosbury per comprendere quanto sia stato rivoluzionario il suo salto. Bisogna sapere che dietro alla medaglia d’oro e al record mondiale, c’è lo stesso atleta che scelse quella disciplina perché non era capace nelle altre; e che quella tecnica, oggi adottata da tutti, è la stessa che aveva reso Fosbury un emarginato, escluso dai compagni che non volevano allenarsi con lui e dal pubblico che leggeva gli articoli di una stampa decisa a schernirlo e deriderlo.

Nel 1894, durante un congresso presso l’università della Sorbona di Parigi, Pierre de Coubertin propose il rilancio dei Giochi Olimpici dando il via ad una nuova stagione per l’evento sportivo così come lo conosciamo oggi. Ma date e luoghi non bastano.

De Coubertin, pedagogista francese appassionato di educazione sportiva, dopo l’esperienza della guerra franco-prussiana, voleva trovare un modo per avvicinare le nazioni, permettendo loro di confrontarsi in un contesto diverso dalla guerra.

“Possano la gioia e i buoni intenti amichevoli regnare, così che la Torcia Olimpica possa perseguire la sua via attraverso le ere, aumentando le comprensioni amichevoli tra le nazioni, per il bene di una umanità sempre più entusiasta, più coraggiosa e più pura.” Conoscendo la biografia e le motivazioni di Pierre de Coubertin, è più facile comprendere il senso delle sue parole e il profondo significato di quei Giochi Olimpici che sono molto più di semplici “giochi”.

L’11 e 12 febbraio 2020, cinque associazioni provenienti da Italia, Regno Unito, Spagna e Ungheria si sono incontrate a Palermo per dare il via al progetto “ESCAPE RACISM – Toolbox to promote inclusive communities”. Ma date e luoghi non bastano.

CEIPES, Coventry University, Associazione Culturale Eufemia, ASPAYM Castilla y Leon e Támaszpont Foundation, i cinque partner del progetto, sono enti la cui missione è quella di promuovere l’educazione e lo sviluppo di competenze che permettano la partecipazione ad una società civile in grado di migliorare le condizioni di vita delle comunità.

L’obiettivo principale del progetto è di combattere il razzismo e la discriminazione e di promuovere i diritti umani tra i giovani per costruire comunità più inclusive. Sarà creato un “kit” per educatori giovanili che intendono approcciarsi al campo dei diritti umani, dell’intolleranza e della prevenzione del razzismo attraverso metodologie, tecniche e approcci non formali e innovativi.

Ad esempio, attraverso una escape room educativa.

E se biografia e motivazioni non sono ancora sufficienti per comprendere che non si tratta di un semplice gioco, non vi resta che seguire il progetto e partecipare all’iniziativa.

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